Cosa significa parlare di bioarchitettura oggi?
Significa innanzitutto sensibilizzare la visione del mondo che ci circonda. La città come ambiente densamente popolato può aiutarci a evocare un esempio di utilizzo intensivo di risorse e produzione elevata di rifiuti.
Costruire e progettare prima, sono processi che purtroppo nella maggior parte dei casi non tengono conto di contenimento dei costi di gestione a lungo termine dell'edificio oltre a non considerare il benessere delle persone che dovranno poi usare a scopi diversi (abitare, lavorare, imparare, ecc.) gli edifici.
Si parla di sindrome da edificio malato, gli ambienti in cui soggiorniamo per gran parte della nostra giornata soffrono di mal progettazione e costruzione.
Sensibilizzare e conoscere i problemi che possono nascere se progettiamo in maniera scorretta può aiutare a fare, senza sprechi, degli edifici più confortevoli.
La riscoperta e la forte richiesta di abitazioni e uffici nei centri storici delle nostre città, fatti di edilizia tradizionale, dovrebbe aiutarci a capire che questi edifici erano e sono ancora oggi più funzionali e
climaticamente efficaci delle nuove costruzioni.
E' andato perso negli anni il sapere con cui venivano edificati i nostri centri storici.
Si tratta quindi di riconoscere quanto di positivo la tradizione architettonica delle varie regioni possiede e saperla ben coniugare alle nuove esigenze di
uso, anche attraverso l'utilizzazione consapevole di nuove tecnologie a basso impatto ambientale.
Gli insediamenti e le attività dell'uomo hanno richiesto, fino dalle epoche più lontane e primitive, per la sua sopravvivenza, un patrimonio di risorse, differenziate dal punto di vista qualitativo e quantitativo, a seconda delle caratteristiche dell'organizzazione sociale e dell'evoluzione tecnologica.
L'entità e la qualità del patrimonio di risorse ha sempre determinato il livello di ricchezza dei popoli.
(vedi Nota)
Possiamo parlare di
insediamenti stanziali con l'inizio dell'agricoltura e quindi fine del
nomadismo. Questo è avvenuto con varie fasi intermedie (caverne, tende,
capanne) e comunque ha portato alla costruzione di villaggi che sono poi
diventati città. E' nata così nelle varie civiltà una coscienza
all'utilizzo del patrimonio di risorse necessarie che è durata e si è
sviluppata nei secoli.
La prima rivoluzione industriale dell'epoca moderna inizia in Europa verso la metà del XVIII secolo e modifica profondamente la struttura economica, sociale e politica degli Stati.
Le risorse energetiche rinnovabili tipiche della civiltà pre-industriali non sono più sufficienti per fare fronte all'incremento notevole della richiesta di energia. Tale richiesta si svolge secondo le tre fasi caratteristiche.
Il carbone
L'energia elettrica: un elemento di profonde innovazioni nella produzione industriale e nel modo stesso di vivere dei popoli.
Il petrolio: il petrolio raffinato (nafta e benzina) trova larghissima diffusione nell'industria automobilistica, sviluppata a cavallo della I Guerra Mondiale, mentre, in coincidenza della II Guerra Mondiale, acquista un'enorme importanza l'industria petrolchimica (materie plastiche, fibre sintetiche, collanti, fertilizzanti, lubrificanti).
La crisi delle risorse energetiche.
Il primo sintomo di crisi delle risorse energetiche (ed in particolare, del petrolio) si verificò nel 1973, non tanto per un possibile esaurimento delle riserve, entro un lasso di tempo criticamente breve, quanto per gli eventi politici di quell'anno: le ostilità fra lo Stato di Israele ed i Paesi Arabi, che erano e sono fra i maggiori produttori di petrolio.
I consumi delle risorse energetiche dell'umanità sono fortemente squilibrati, nel senso che grandi aree geografiche come l'Asia, che comprende oltre il 55% della popolazione mondiale, fa registrare un consumo di energia inferiore al 15% del totale mondiale; il rapporto si inverte se consideriamo l'Europa e il Nord America (popolazione circa il 22% del totale, consumo di energia circa il 64% del totale).
E' però differente
il consumo delle risorse per aree geografiche, se prendiamo come
riferimento il solo ambiente urbano. Le città nei Paesi del Terzo Mondo
sono in forte crescita e come accennato prima è nei centri urbani che
avviene un grande consumo di risorse nonché produzione di rifiuti.
Le risorse energetiche rinnovabili.
Esse sono rese disponibili da fattori meteorologici naturali (sole, vento), dal ripetersi dei cicli biologici degli animali e delle piante, da particolari situazioni geografiche o geologiche.
Il sole costituisce la risorsa energetica rinnovabile più importante;
Fattori positivi:
-la quantità
-la uniformità di diffusione
-la totale assenza di costo per il combustibile
-la totale assenza di inquinamento ambientale
-la flessibilità d'uso
Il vento.
L'energia cinetica di tale spostamento può essere trasformata in energia meccanica e quindi in energia elettrica.
Le risorse geotermiche.
Il mare costituisce una risorsa energetica rinnovabile immensa
Le risorse rinnovabili per l'architettura.
In tutto il mondo la quantità di costruzioni edilizie, delle varie dimensioni e tipologie, che viene realizzata negli anni è molto ingente e non può non portare, in tempi più o meno lunghi, al depauperamento ed anche all'esaurimento delle risorse disponibili. In tale situazione, l'unico orientamento sostenibile consiste nell'utilizzare risorse rinnovabili sia nel campo energetico sia in quello strettamente fisico.
La radiazione solare rappresenta una fonte importante per le sue caratteristiche intrinseche: quantità, assenza di inquinamento, flessibilità d'uso; essa costituisce un mezzo molto efficace -con i diversi sistemi di utilizzo, passivi ed attivi- per il riscaldamento degli edifici. Il suo impiego non depaupera le risorse disponibili ed esauribili (fossili: carbone, petrolio, gas naturale) ed inoltre non contribuisce ad incrementare l'inquinamento atmosferico (fisico-chimico e termico). Il suo impiego appropriato dà luogo inoltre ad elementi caratteristici tali da costituire un vero e proprio linguaggio architettonico.
Anche il vento, inteso non quale fonte di energia meccanica, costituisce un mezzo utile per il ricambio d'aria negli ambienti per il raffrescamento complessivo degli edifici.
Ma anche nel campo delle risorse di tipo fisico usate nella costruzione edilizia la differenza fra quelle esauribili e quelle rinnovabili è evidente e degno di attenzione.
Le prime (quelle esauribili) vengono estratte dalla crosta terrestre e sono di tipo lapideo o metalllico. Esse comportano un largo impiego di energia per l'estrazione, per la lavorazione, per il trasporto e il contenuto energetico del prodotto finito è molto elevato.
Una risorsa per la costruzione edilizia che non rappresenta tali aspetti negativi è il legno. Innanzi tutto è una risorsa rinnovabile.
Il bosco (e la foresta) si autorigenerano e costituiscono efficaci mezzi per garantire la salubrità dell'ambiente e la stabilità dei suoli.
Siamo in grado di riconoscergli anche altri requisiti molti interessanti: il basso
contenuto energetico, pari a 2100 kJ per kg di materiale pronto all'uso; un elevato valore (paragonabile a quello dell'acciaio) del rapporto tensioni ammissibili/peso specifico (dati indicativi).
Nota
(Cristina Benedetti, URRA l'uso delle risorse rinnovabili in
architettura, 1999 Roma, Edizioni Kappa)
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